EATART

Io non ho amato l’Expo. Questo evento, al di là di quanto di positivo abbia portato, lo trovo anacronistico. Eppure sembra che, grazie alla sua spinta, il dibattito culturale italiano abbia scoperto il tema del cibo e del nutrimento. Ovunque vada, a qualunque cena partecipi, nei discorsi 5 inevitabilmente si va a scivolare sull’evento dell’anno. In tanti ne sottolineano il valore dell’architettura, dell’arte e della tecnologia dimenticando che  il ruolo di protagonista spetta alla tematica dell’evento il cui slogan era “Nutrire il pianeta, energia per la vita”. E’ stata l’occasione “per riflettere e confrontarsi sui diversi tentativi di trovare soluzioni alle contraddizioni del nostro mondo: se da una parte c’è ancora chi soffre la fame, dall’altra c’è chi muore per disturbi di salute legati a una alimentazione scorretta e al troppo cibo. Ogni anno 1,3 miliardi di tonnellate di cibo vengono sprecate. 4Per questo motivo occorrono scelte politiche consapevoli, stili di vita sostenibili che attraverso l’utilizzo di tecnologie all’avanguardia consentano di trovare un equilibrio tra disponibilità e consumo delle risorse”. Questa era stata proposta come Vision del progetto. Ma l’obiettivo prefissato, è stato raggiunto? Oppure è stata solo l’occasione per dare la possibilità alle multinazionali dell’agrobusiness di spadroneggiare ed ancora una volta tenere il punto su chi è che ha il potere della nostra alimentazione? Mi risulta che l’acqua che si è bevuta all’Expo non era distribuita dalle fontanelle del Comune di Milano, ma sponsorizzata da un noto marchio italiano che è nel gruppo di una delle più grandi multinazionali del mondo. Mi ricorda tanto una cosa che ho notato questa estate nel luogo dove sono andato in vacanza: l’acqua veniva distribuita agli abitanti della cittadina che mi ospitava, e a quelli del territorio, da una unica fonte chiamata “Fontana della Pace”. Il controllo dell’acqua di un vasto territorio era nelle mani di pochi. …eppure sembrava giusto così! Per risolvere il problema dell’alimentazione mondiale ci si appella ancora “all’utilizzo di tecnologie all’avanguardia che consentirà di trovare l’equilibrio tra disponibilità e consumo delle risorse”. E chi non dispone della tecnologia? E’ tutto questo che mi sconcerta: un evento di questa portata ha effettivamente sensibilizzato il mondo dei ricchi al problema dell’alimentazione?

spoerri copiaSono molti coloro che hanno trovato innovativa ed originale la trattazione di questa tematica, legata alla questione dell’alimentazione, che invece  da più di mezzo secolo è stata oggetto di  denunce da parte delle  massime autorità morali del mondo e indagata da artisti che, provocatoriamente, si sono spinti  ad affrontare contenuti forti come quelli del cibo e del nutrimento.

Credo che se la nostra attenzione fosse stata maggiore al  tempo in cui queste denunce raggiungevano la loro massima espressione, forse oggi il nostro atteggiamento nei confronti del cibo e delle questioni legate all’alimentazione mondiale sarebbero meno esasperate.

Nella mia vita ritengo che solo attraverso il “fare” si impara, si comprendono le cose. E’ ormai consolidata una idea di impegno, di lavoro, solo puramente intellettuale, teorico. Tutti dicono come si deve fare una cosa: come si deve impostare un progetto, come dare inizio ad una attività, ma pochi si impegnano a “fare”. Il “fare” è di chi crede in ciò che dice e sa ciò che dice. Questo è quanto fanno i creativi, quelli veri! La creatività porta, inevitabilmente, a realizzare qualcosa di concreto e di tangibile e questo è quanto ha sperimentato con la sua ricerca, e con la sua provocazione, Daniel Spoerri.

L’artista, dopo aver aperto un suo ristorante, nel quale cucinava egli stesso i pasti facendo esperienza direttaimage copia del culto e del valore del cibo, realizzava opere incollando su tavole i piatti e le altre stoviglie così come i clienti li avevano lasciati e, insieme a stravaganti riti gastronomici, diventavano delle vere e proprie performance. Nasce così la EatArt che ancora oggi prosegue il suo cammino evolutivo. Spoerri è stato sempre molto attento ad una riflessione critica sui principi fondamentali della nutrizione in rapporto alla dimensione spirituale dell’uomo e da questo nasce la sua poetica.

Mi domando: nella logica di un grande evento che ha richiesto forze economiche importanti e del quale ancora si deve valutare l’impronta ecologica, quanti sono coloro  che, andando all’Expo di Milano, hanno approfittato per fare una tappa al museo m.a.x  Museum di Chiasso  per vedere una retrospettiva dell’artista? Daniel Spoerri apparecchiava sulle sue “Tavole verticali” stoviglie, bicchieri, avanzi di cibo che vengono sottratti all’avanzare del tempo cristallizzando i momenti del pranzo sotto teche di vetro caricando di una connotazione simbolica quello che è diventata una banale prassi quotidiana.

spoerri_new copiaPer vivere bisogna mangiare. Per vivere tutti non si deve sprecare. Questo attimo della giornata passa quasi inosservato banalizzandolo in una semplice necessità fisiologica svilendolo del suo valore etico e spirituale. Nelle sue opere resta quindi narrata, oltre al cibo, tutta una costellazione di oggetti conviviali che sono testimoni di un ordinamento culturale e sociale. Con questo post voglio lanciare una provocazione artistica: a quanti hanno avuto l’occasione di visitare l’Expo 2015, chiedo di lasciare un commento per contribuire al dibattito culturale sul cibo… al di là della mia polemica provocazione.

 

 

 

 

 





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